Definizioni e domande di fondo

Ultima modifica
Tempo di lettura approssimativo
≈ 3 min

Tutti sanno che il presepe cominciò con Francesco d’Assisi, a Greccio, la notte di Natale del 1223, e quasi nessuno si è chiesto perché lo fece. Questo blocco comincia da lì: legge i due testi che raccontano quella notte e vi cerca una cosa sola, che cosa si volle e che cosa accadde. Poi si chiede che cosa accade a chi ha davanti una scena della Natività, e di che cosa è fatto il mondo nato da quella notte: non solo presepi, ma modi, persone, usanze e valori intorno a un tema. Solo con tutto questo davanti ha senso interrogarsi sulla parola — che esiste in due delle sei lingue di questo Manuale— e darne una definizione: rendere presente la Natività per commuovere.

Gli ultimi tre capitoli non aggiungono nulla a questa definizione: la mettono alla prova. Contro ciò che riceve oggi chi cerca la parola — motori di ricerca, assistenti e l’enciclopedia aperta—, contro la legge che in Spagna dichiara il belenismo patrimonio immateriale, e contro la pratica di chi compone una scena e decide chi vi rappresenta. L’ordine è quello della domanda, e ogni capitolo lascia scritto dove lo si può discutere.

Inizia il percorso

Otto articoli · Tre tappe

Dall’origine alla prova

L’ordine segue quello della domanda: che cosa si volle la prima volta, che cosa fa una scena a chi la guarda e di che cosa è fatto il suo mondo; poi come la si nomina e come la si definisce; infine, la definizione messa alla prova di fronte a chi oggi definisce, di fronte alla legge e di fronte alla pratica.

Articoli 1–3

Guardare la cosa

Perché fu fatto il primo presepe, che cosa trasmette una scena della Natività e di che cosa è fatto il mondo nato da quella notte.

Greccio, 1223: che cosa fu preparato, che cosa Francesco disse di volere e che cosa Celano e Bonaventura raccontano che accadde.

Quando comincia: «Rendere presente il ricordo con gli occhi del corpo»

Leggi l’articolo

Che cosa accade a chi ha davanti una scena della Natività: non riceve un’informazione, riconosce ciò che già sapeva.

Che cosa trasmette: «Riconoscere ciò che già si sa»

Leggi l’articolo

Di che cosa è fatto, oltre ai presepi: opere, modi, persone, tradizione e valori intorno a un tema.

Che cosa abbraccia: «Un mondo intorno a un tema»

Leggi l’articolo

Articoli 4–5

Nominarla e definirla

Che cosa nomina la parola e in quali lingue esiste, e la definizione con cui lavora questo Manuale.

La parola esiste solo in due delle sei lingue del Manuale: che cosa nomina dove esiste, da quando, e che cosa si fa dove manca.

La parola: «Belenismo, in due lingue»

Leggi l’articolo

La definizione con cui lavora questo Manuale, parola per parola, messa alla prova con cinque casi e dodici condizioni.

La definizione: «Rendere presente la Natività per commuovere»

Leggi l’articolo

Articoli 6–8

Metterla alla prova

La definizione di fronte a chi oggi definisce l’arte e la pratica del presepe, di fronte alla legge che le dichiara patrimonio e di fronte alla pratica di chi compone una scena.

Che cosa riceve oggi chi cerca la parola: motori di ricerca, assistenti ed enciclopedia aperta, con i loro errori e la correzione accanto.

Chi decide: «La prima pagina»

Leggi l’articolo

Il regio decreto spagnolo che dichiara l’arte e la pratica del presepe patrimonio immateriale, e la sua relazione tecnica, letti alla luce della definizione del Manuale.

Il fascicolo: «Il Real Decreto 481/2022: la dichiarazione che declassa ciò che dichiara»

Leggi l’articolo

Come la gente comune è entrata nella scena della Natività, e che cosa ne segue per chi compone un presepe.

Chi si rappresenta in un presepe

Leggi l’articolo