Lo scultore

Sono Emili Solé, scultore

Mi dedico professionalmente alla scultura dal 1984. In questo sito non presento soltanto opere finite, ma anche il lavoro preliminare che le rende possibili.

Questo sito non intende essere un catalogo completo della mia opera né una biografia esaustiva. Presenta la parte del mio percorso che aiuta a comprendere il lavoro qui riunito, le ricerche che lo sostengono e il suo rapporto con l’arte del presepe.

Prima di toccare il materiale, ho bisogno di comprendere a fondo ciò che intendo rappresentare. L’osservazione, la ricerca, il confronto e la composizione non sono attività separate dalla scultura: fanno parte della sua nascita.

Il video mostra la modellazione in argilla della Natività, prima figura della nuova fase del Presepe biblico, nella sala di registrazione dello Studio.

Emili Solé al lavoro nel suo Studio.

Prima ricerco. Poi compongo. E quando ogni cosa trova il proprio posto, nasce la figura.

Ricerca, composizione e scultura

Dalla ricerca al volume

Il mio lavoro comincia molto prima della modellazione.

Leggere, documentare, osservare e confrontare fanno parte del processo. Non come qualcosa che precede l’opera, ma come il suo primo momento. Solo quando questo lavoro comincia a chiarirsi, la figura può davvero reggersi.

Man mano che la ricerca procede, l’opera comincia a formarsi anche nella mia visione interiore. A volte appare con una certa chiarezza prima che io tocchi la materia; altre volte lascia intravedere soltanto una direzione, un’atmosfera o una possibile struttura.

Di solito comincio direttamente con il bozzetto modellato, senza bisogno di disegni preparatori. In questa prima fase non cerco il dettaglio, ma la struttura generale dell’opera: il volume, i vuoti, la composizione e il rapporto tra le masse.

Il bozzetto non consiste nel copiare un’immagine già risolta, ma nel verificarla. Talvolta conferma ciò che avevo immaginato; altre volte è l’opera stessa a chiedermi una forma diversa mentre lavoro.

  1. RicercareOsservare, documentare e confrontare per comprendere.
  2. ComporreOrdinare ciò che si è appreso e stabilire le relazioni dell’opera.
  3. ModellareVerificare nel volume la figura che comincia a nascere.

Dimensione e presenza

Anche la scala contribuisce a pensare l’opera

La scala non è una questione secondaria. Fin dall’inizio condiziona il modo di comprendere una scultura.

Una figura di 9 centimetri non si pensa come una di 180. Cambiano il peso visivo, la presenza, il rapporto tra le parti e il modo di costruire l’insieme. Come in pittura conta il formato, in scultura conta la dimensione.

Quando il bozzetto comincia a chiarire l’opera, non è decisivo soltanto il suo aspetto. Devo anche comprendere quali dimensioni avrà il pezzo definitivo e in che modo quella scala influirà sulla struttura, sulla presenza e sul rapporto con lo spazio.

La tecnica e la scala non arrivano alla fine: fanno parte del modo di concepire l’opera.

Formazione e mezzi

Fondamenti classici, consapevolezza attuale

Mi sono formato presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università di Barcellona. Sebbene la mia specializzazione accademica fosse la pittura figurativa, ho sempre sentito la necessità di conoscere a fondo i mezzi della scultura.

Una formazione aperta

In quegli anni ho seguito anche autonomamente una formazione scultorea più diretta, ampliando il mio apprendimento con l’incisione e la pittura murale. In seguito ho introdotto altri strumenti, tra cui la modellazione 3D, che ho studiato da autodidatta.

Non considero questa varietà una dispersione, ma un ampliamento dei mezzi al servizio della stessa esigenza: trovare per ogni opera il modo più adeguato di realizzarsi.

Ogni tecnica apre una possibilità diversa, ma nessuna vale di per sé se non risponde a un’opera pensata in precedenza.

La conoscenza del mestiere

La modellazione in argilla, le forme a perdere, le riproduzioni in gesso, la trasposizione nel marmo o nel legno mediante il sistema dei punti e la fusione in bronzo a cera persa mi hanno dato una conoscenza del mestiere che considero tuttora essenziale.

Belle Arti non è stata soltanto formazione tecnica. È stata anche disegno, anatomia, composizione, storia dell’arte e un modo più consapevole di pensare il linguaggio visivo.

Nel corso degli anni sono comparsi nuovi materiali e procedimenti. Cambiano i mezzi. Non cambia l’esigenza.

Il Bambino della Natività del Presepe biblico durante la modellazione in ZBrush: sopra, la figura; sotto, la tavoletta. Registrazione di Emili Solé, 2026.

Nuovi strumenti

La modellazione 3D come strumento scultoreo

Nel lavoro tradizionale in piccola scala, il materiale stesso impone limiti reali. L’argilla ha peso, malleabilità e fragilità; obbliga a sostenere determinati volumi durante il processo e può deformarsi nell’essiccazione o nella cottura.

Per questo la modellazione 3D mi interessa non soltanto come risorsa tecnica, ma come strumento scultoreo. Mi permette di pensare l’opera nella sua scala reale, di studiarne meglio la struttura e di sviluppare la figura senza alcuni dei limiti fisici del bozzetto ridotto.

Non la considero un sostituto della scultura, ma un ampliamento delle possibilità all’interno dello stesso lavoro.

Figurazione

La mia posizione come scultore

Non concepisco la scultura come un’idea da una parte e un’esecuzione dall’altra.

Un’opera richiede pensiero, ma anche corpo, struttura, presenza e verità formale. Per questo lavoro nella figurazione: mi permette di pensare l’opera mentre le do forma, senza accettare una separazione artificiale tra pensiero e mestiere.

La scala cambia, i materiali possono cambiare e ogni progetto pone esigenze diverse. Il rigore rimane.

La sala di registrazione dello Studio: il cavalletto da scultore al centro, l’illuminazione di tipo Rembrandt e, in fondo, il piano di lavoro per le sessioni di policromia e il montaggio delle registrazioni.

Luogo di lavoro

Lo Studio

Lo Studio è il mio luogo di lavoro: lo spazio in cui ricerco, compongo e modello.

Qui la ricerca comincia a trasformarsi in decisioni scultoree. Una figura non appare come un oggetto isolato, ma come parte di un processo che consente di comprendere cosa rappresenta, quale ricerca la fonda, a quale progetto o collezione appartiene e con quali altre opere o scene è in relazione.

Lo Studio non indica l’insieme di tutta la mia produzione. È il luogo concreto in cui pensiero, tecnica e materia si incontrano e in cui, infine, nasce la figura.

Dall’ottobre 2026 la modellazione di ogni figura viene registrata dal primo pane d’argilla alla firma. Per questo una parte dello Studio è allestita come sala di registrazione: il cavalletto da scultore occupa il centro della sala, la luce segue lo schema noto come illuminazione Rembrandt —una fonte principale laterale e alta, che lascia un triangolo di luce sulla guancia opposta e dà volume alla forma—, e un piano di lavoro accoglie le sessioni di policromia e il montaggio delle registrazioni pubblicate in questo stesso sito.

Centro attuale del lavoro

Arte, pratica e tradizione del presepe: lo Studio e il Manuale

Il mio lavoro attuale si concentra in particolare sull’arte, la pratica e lo studio del presepe e si sviluppa in due ambiti collegati: lo Studio di scultura presepiale e il Manuale dell’arte e della pratica del presepe.

Mappa del Manuale su emilisole.art: il titolo, la nota di presentazione e l’inizio dei blocchi «Il mondo del presepe» e «L’arte di comporre presepi» con i loro capitoli.
La mappa del Manuale così come è pubblicata in questo sito: blocchi, sezioni e capitoli incorporati.

Manuale dell’arte e della pratica del presepe

Il Manuale nasce dall’esigenza di esaminare ciò che facciamo quando creiamo una scena, scegliamo una figura, interpretiamo una tradizione o cerchiamo di dare a un presepe unità, presenza e verità.

Riunisce e sviluppa la ricerca sull’arte, la pratica e la tradizione del presepe, sull’arte di comporre presepi e sulle scene e i personaggi del ciclo della Natività. Non detta ricette rigide: confronta le fonti e cerca di rendere ogni decisione comprensibile e giustificabile.

Consultare il Manuale dell’arte e della pratica del presepe
Natività del Presepe biblico: Giuseppe, in piedi e chino, copre con il mantello Maria, seduta, che tiene il Bambino in braccio.
Natività del Presepe biblico, modellata in 3D da Emili Solé.

Opera

Figure e collezioni

Tre collezioni di figure da presepe: il Presepe biblico, il Presepe popolare madrileno e le Figure popolari catalane. Ogni figura ha la sua pagina, con ciò che è stato necessario guardare prima di crearla.

È uno studio al lavoro: ogni figura va online quando esiste. Dall’ottobre 2026 ogni figura nuova si modella direttamente in argilla, pezzo unico in terracotta, con la modellazione ripresa dalla prima palla di creta alla firma.

Vedere le collezioni

Opera processionale a grandezza naturale

L’opera fuori dallo Studio

Cito qui tre gruppi processionali realizzati per le Settimane Sante di Tarragona e Constantí perché rappresentano episodi della vita di Gesù e permettono di vedere che il mio lavoro scultoreo non si limita al formato piccolo o ridotto.

Il gruppo processionale dell’Ecce-Homo di notte: Gesù con manto rosso e corona di spine al centro, Pilato alla sua sinistra e un soldato romano con la lancia alla sua destra, sul carro con fiori e lanterne.
Ecce-Homo, Tarragona, 1994. Fotogramma del video «Semana Santa de Tarragona 2025. Processó del Sant Enterrament. Baixada Misericòrdia. Ecce Homo», di Fernando Maluenda, YouTube, 2025.

Tarragona · 1994

Ecce-Homo

Realizzato per la Germandat del Sant Ecce-Homo de Tarragona, questo gruppo fa parte della Processione della Santa Sepoltura. La composizione rappresenta il momento in cui Pilato presenta Gesù alla folla.

Il gruppo del Sant Sopar in processione per una via di Tarragona: Gesù e i dodici apostoli intorno alla tavola, sul carro, con i portatori incappucciati sotto.
Sant Sopar, Tarragona, 1995. Fotogramma del video «20é Aniversari Sant Sopar de Tarragona», di bikerpyrata productions, YouTube, 2014.

Tarragona · 1995

Sant Sopar (L’Ultima Cena)

Realizzato per il Gremi de Marejants de Tarragona, il gruppo è formato da Gesù e dai dodici apostoli riuniti intorno alla tavola. Fa anch’esso parte della Processione della Santa Sepoltura.

Particolare de L’Oració a l’Hort: Gesù inginocchiato, con le mani giunte e lo sguardo alzato, e l’angelo che si leva dietro di lui tra gli ulivi.
L’Oració a l’Hort, Constantí, 1996. Fotogramma del video «Constantí manté viva la tradició», di TAC12, YouTube, 2026.

Constantí · 1996

L’Oració a l’Hort (La preghiera nell’orto degli ulivi)

Realizzato per la Confraria de la Puríssima Sang de Nostre Senyor Jesucrist de Constantí, il gruppo rappresenta Gesù inginocchiato nel Getsemani e l’angelo che gli presenta il calice.

Cristo occupa il primo piano, mentre la figura dell’angelo si eleva alle sue spalle e completa la struttura verticale dell’insieme.

Lavorare a questa scala richiede una lettura diversa del volume, della distanza, del ritmo dell’insieme e del rapporto tra le figure. Cambiano la dimensione, i materiali e la relazione con lo spazio processionale, ma non cambia l’essenziale: anche qui sono necessari la ricerca preliminare, la composizione, l’anatomia, il controllo del volume e il senso dell’insieme.

La stessa esigenza

Ciò che unisce il mio lavoro

Nel presepe come nei personaggi storici, nei castells o nelle opere realizzate per la Settimana Santa, rimane la stessa necessità di fondo: osservare e comprendere prima di rappresentare.

Mi interessano la figura umana, la sua presenza, il gesto, la struttura interna di una scena e il rapporto tra forma e significato. Per questo il sito non mostra soltanto risultati. Mostra anche il lavoro, la ricerca e le decisioni che li sostengono.

È ciò che cerco in ogni opera: che riesca a sostenersi attraverso la forma, la composizione e la verità interiore che le unisce.

Prima ricerco.
Poi compongo.
E quando ogni cosa trova il proprio posto, nasce la figura.