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docu Introduzione – Ricerca sull’abbigliamento delle figure del presepe


icon-perill Le pubblicazioni sono come una serie:

se salti il primo capitolo o l’ordine, perdi il filo 🧵


Il problema da affrontare

Nel presepe, le figure ❝in stile ebraico❞ sono state rappresentate in molti modi diversi nel corso del tempo. Tuttavia, non esiste un consenso chiaro su come dovrebbero apparire davvero, poiché la maggior parte delle rappresentazioni si basa su interpretazioni artistiche piuttosto che su prove storiche della Giudea del I secolo. Questo non è un errore —fa parte dell’evoluzione estetica della tradizione presepiale— ma oggi ci porta a chiederci se basti ripetere quegli schemi o se possiamo puntare a una maggiore precisione storica.

Per comprendere meglio la situazione attuale:

Questo studio si concentra esclusivamente sulle figure del presepe comunemente chiamate “ebraiche” o “bibliche”, cioè quelle che intendono rappresentare personaggi della Giudea del I secolo. Non tratteremo qui le figure di stile popolare, regionale o folclorico, che rispondono ad altre logiche estetiche e simboliche.

ico-nuvolIl presepe deve continuare a ricreare il passato con gli stili tradizionali attuali o è giunto il momento di rivedere le figure alla luce della ricerca storica e archeologica?

Questo studio si propone di ricreare le figure del presepe con la massima fedeltà storica possibile, basandosi sui Vangeli di Luca e Matteo e sull’abbigliamento della Giudea del I secolo.

Nel portare avanti questo studio si presenta una difficoltà: la terminologia adeguata per queste figure. Il termine ❝figure ebraiche❞ è ambiguo, poiché comprende una realtà storica e culturale più ampia rispetto a ciò che vogliamo rappresentare. Alternative come ❝figure della Giudea del I secolo❞ o ❝abbigliamento dell’epoca di Gesù❞ sono più precise, ma mancano del fascino tipico del presepe.

Per questo motivo, una parte dello studio consisterà nel trovare una denominazione adeguata per queste figure, che sia precisa, evocativa e rispettosa della storia e della tradizione.


Progressi nella ricerca sull’abbigliamento nella Giudea del I secolo

Negli ultimi dieci anni, la ricerca archeologica e storica ha fatto grandi passi avanti, permettendoci di comprendere meglio l’abbigliamento nella Giudea del I secolo. Queste scoperte sono di grande interesse per chi, come me, si dedica alla creazione di figure del presepe con rigore storico.

Una delle scoperte più significative è quella di un tessuto di lana tinto di porpora, risalente all’epoca dei re Davide e Salomone (circa 1000 a.C.), nella valle di Timna (Israele). [6] Questo ritrovamento conferma la produzione e l’uso di questo prezioso colorante nell’antichità e il suo possibile impiego nei vestiti di personaggi di alto rango. La porpora era associata alla regalità e al sacerdozio: la sua presenza nell’abbigliamento delle figure può aggiungere autenticità e valore simbolico.

Fibre di lana tinte di rosa porpora, ~1000 a.C., Valle di Timna, Israele. Credito: Dafna Gazit, Autorità israeliana per le antichità
Fibre di lana tinte di rosa porpora, ~1000 a.C., Valle di Timna, Israele. Credito: Dafna Gazit, Autorità israeliana per le antichità  | 2021, Pubblicato da Guillermo Caso de los Cobos [7]

Ces dernières années, plusieurs nouvelles études ont été publiées sur les vêtements en Judée au Ier siècle. Parmi elles, on peut citer :

icon-livre  Le livre Dressing Judeans and Christians in Antiquity (2014), dirigé par Kristi Upson-Saia, Carly Daniel-Hughes et Alicia J. Batten [8], n'est pas une étude archéologique des vêtements portés au Ier siècle, mais une analyse du rôle du vêtement dans la construction de l'identité, du symbolisme religieux et de la différenciation entre les groupes au sein du judaïsme du Second Temple et du christianisme primitif.

Pour ceux qui étudient la mise en scène de la naissance de Jésus, cet ouvrage offre plusieurs pistes précieuses. Il montre d'abord que le vêtement n'était pas seulement un besoin pratique, mais aussi un marqueur de statut social, d'appartenance religieuse et de valeurs communautaires. Il aide à comprendre comment les juifs et les chrétiens utilisaient l’habillement pour se distinguer des autres groupes – un point de vue utile pour représenter des personnages comme les pharisiens, les prêtres du Temple, les bergers ou les mages.

Deuxièmement, le livre met en lumière l'utilisation du vêtement dans la rhétorique et la représentation visuelle des personnages dans la littérature antique, ce qui peut nous donner des indices sur la manière dont les premiers chrétiens imaginaient et représentaient les vêtements des figures bibliques. Bien qu’il ne fournisse pas de descriptions précises des vêtements eux-mêmes, il permet d’en contextualiser la signification dans le cadre social et religieux de l’époque.

Cette étude constitue donc un outil complémentaire précieux pour ceux qui souhaitent recréer fidèlement les vêtements dans le cadre du belénisme. En insistant sur le rôle du vêtement comme symbole d'identité et d'appartenance, elle permet une meilleure caractérisation des figures, en soulignant que leur habillement reflète non seulement un contexte historique, mais aussi les tensions sociales et les valeurs de leur époque.

Dressing Judeans and Christians in Antiquity - Brossura / libro nuovo Upson-Sa - Immagine 1 di 2
Dressing Judeans and Christians in Antiquity - Brossura / libro nuovo Upson-Sa - Immagine 1 di 2  | 2014, A cura di Kristi Upson-Saia, Carly Daniel-Hughes, Alicia J. Batten [8]

L’articolo intitolato icon-senyal A burial textile from the first century CE in Jerusalem compared to Roman textiles in the land of Israel and the Turin Shroud di Orit Shamir (2015) presenta la scoperta e l’analisi di un tessuto funerario del I secolo d.C. a Gerusalemme. Questa scoperta è significativa a causa della rarità della conservazione dei tessuti nella regione, offrendo un’opportunità unica per comprendere le pratiche funerarie e le caratteristiche dell’abbigliamento dell’epoca.

Questi progressi della ricerca ci permettono di ricreare con maggiore precisione l’abbigliamento delle figure del presepe, avvicinandoci a una rappresentazione più autentica della nascita di Gesù.

Lo studio specifica che il tessuto ritrovato è un sudario di lana con fili a torsione "Z", una caratteristica poco comune in Israele durante il periodo romano, dove erano più diffusi i fili a torsione "S". Questa particolarità suggerisce una possibile importazione del tessuto, indicando che l’individuo sepolto poteva appartenere a una famiglia benestante in grado di permettersi materiali di pregio.


icon-llapis Nota:
La torsione “Z” (in senso orario) produce la diagonale della lettera Z; la “S” (antioraria) quella della lettera S.
Riprodurre la torsione S o Z (tramite la direzione delle diagonali del tessuto o delle texture dipinte) aiuta a suggerire l’origine e lo status dell’indumento nelle figure. Approfondiremo questo dettaglio pratico nel corso del lavoro.


Rinnovamento dello studio sull’abbigliamento nelle figure del presepe

Nel maggio 2015 ho iniziato una ricerca sull’abbigliamento nella Giudea del I secolo per capire come potevano essere vestite le figure del presepe. L’ho pubblicata su belenismo.net, dove ha superato le 160.000 visualizzazioni e suscitato grande interesse.

L’ho trasferita sul mio sito web per mantenerla viva, protetta e sotto il mio nome — uno spazio dove posso rivederla e aggiornarla senza dipendere da thread dispersi o rischiare la perdita dell’attribuzione.

Chi vive del proprio lavoro creativo — senza stipendio fisso — ha bisogno di custodire le proprie idee; non è questione di prestigio, ma di sopravvivenza. Centralizzare lo studio mi permette questo e, allo stesso tempo, migliora la tua esperienza di lettura: qui troverai la versione più chiara, coerente e aggiornata.

Questo progetto non è finanziato da nessuno. Sono ore di lettura, scrittura e documentazione che offro gratuitamente per alimentare il presepe con rigore e profondità.

Il risultato? Un contenuto privo di distrazioni, facile da consultare e pensato per aiutarti a trarre le tue conclusioni. Questo è il beneficio principale — per te e per la ricerca — che giustifica questo cambiamento.

ico-ma-fletxa   Clicca qui per scoprire perché questo cambiamento è vantaggioso anche per te.  

Con questo nuovo obiettivo, sorgono nuove domande:

🗬 Emergeranno nuove prove che ci aiutino a ricreare queste figure con maggiore precisione?

🗬 È possibile integrare la tradizione artistica del presepe con un approccio più storico?

🗬 Fino a che punto la comunità presepistica è disposta a modificare l’immagine tradizionale del presepe “in stile ebraico o biblico” a favore di una rappresentazione più documentata?


Sfide e limitazioni

La ricostruzione dell’abbigliamento della Giudea del I secolo per una rappresentazione storica nei presepi presenta sfide e limitazioni importanti da tenere in considerazione.

icon-senyal  Una delle principali sfide è l’interpretazione delle fonti. Le fonti antiche —come i testi biblici, le evidenze archeologiche e gli studi storici— possono risultare ambigue o prestarsi a diverse interpretazioni. Questo comporta che la ricostruzione dell’abbigliamento comporta sempre una componente di soggettività e che ricercatori diversi possono giungere a conclusioni differenti.

icon-senyal  Un'altra sfida è la limitazione delle prove disponibili. Le informazioni sull'abbigliamento in Giudea nel I secolo sono frammentarie e, in molti casi, si basano su deduzioni tratte da fonti indirette. Questo rende difficile una ricostruzione precisa dell'abbigliamento e, in alcuni casi, può portare a speculazioni.

icon-senyal  L’arte ebraica ha tradizionalmente evitato la rappresentazione di figure umane a causa di divieti religiosi, come indicato in Esodo 20:4

Dice così nella versione Reina Valera, 1960:
“Non ti farai scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli, né quaggiù sulla terra, né nelle acque sotto la terra.”

e Deuteronomio 5:8-9

Secondo la versione Reina Valera, 1960:
5:8 “Non ti farai scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli, né qua giù sulla terra, né nelle acque sotto la terra.”
5:9 “Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai; poiché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano.”


Questa restrizione ha limitato lo sviluppo di rappresentazioni dirette dell’abbigliamento dell’epoca nell’arte ebraica, a differenza delle numerose testimonianze presenti negli affreschi egizi e nelle opere d’arte delle civiltà greca e romana. [10]
È un punto fondamentale per giustificare nello studio perché è necessario ricorrere a fonti archeologiche, scritte o estrapolate da culture vicine per ricostruire l’abbigliamento della Giudea del I secolo.

Mosè viene salvato dalle acque del Nilo. Gli affreschi parietali sono conservati ed esposti al Museo di Damasco, in Siria.
Mosè viene salvato dalle acque del Nilo.
Gli affreschi murali sono conservati ed esposti al Museo di Damasco, in Siria.  |  244 d.C., gli affreschi murali sono conservati ed esposti al Museo di Damasco, in Siria. [11]

Tuttavia, esistono eccezioni notevoli nell’arte ebraica antica. Ad esempio, gli affreschi della sinagoga di Dura Europos, realizzati nel III secolo d.C., raffigurano figure umane in scene bibliche, suggerendo una certa flessibilità nell’interpretazione dei divieti iconografici in determinati contesti ed epoche.[11] [12]

Pertanto, sebbene la rappresentazione di figure umane fosse generalmente limitata nell’arte ebraica antica, alcune eccezioni

icon-senyal  Inoltre, è importante considerare l’evoluzione dell’abbigliamento nel tempo. L’abbigliamento nella Giudea del I secolo poteva variare in base alla regione, alla classe sociale e al periodo dell’anno. Le fonti disponibili potrebbero non riflettere con precisione gli indumenti utilizzati nel momento esatto della nascita di Gesù.

Image of the Virgin Mary, mother of Jesus, in the Catacomb of Priscilla in Rome.
Immagine della Vergine Maria, madre di Gesù, nelle Catacombe di Priscilla a Roma. È rappresentata mentre allatta il Bambino Gesù. Si tratta della più antica immagine conosciuta di Maria e del Bambino Gesù, indipendente dall’episodio dei Magi. La figura a sinistra sembra essere il profeta Balaam che indica una stella (fuori dall’inquadratura). La stella proviene da Numeri 24:17. |  Fine del II secolo.[13]

icon-llapis Non ci sono segni di abbigliamento locale: né cinture, né turbanti, né calzature, né elementi tipici della Giudea. È una scena universalizzata secondo i codici visivi della prima Roma cristiana. Si nota chiaramente l'influenza dell’abbigliamento romano del III secolo.
Il suo valore non è etnografico, ma simbolico: dimostra come la tradizione cristiana abbia iniziato a rappresentare le scene bibliche con le forme visive del proprio presente, qualcosa che l’arte del presepe avrebbe ereditato secoli dopo.


Tensione tra accuratezza storica e tradizione artistica

La ricerca dell'accuratezza storica nella rappresentazione delle figure del presepe crea una tensione con la tradizione artistica del presepe. Da un lato, la fedeltà alle fonti storiche può arricchire la rappresentazione e offrire allo spettatore un’esperienza più autentica. Dall’altro, la tradizione artistica del presepe ha un valore proprio, e la rappresentazione della nascita di Gesù non dovrebbe ridursi a una mera riproduzione letterale della storia.

Questa tensione si riflette nella varietà di stili e approcci presenti nel presepe contemporaneo. Alcuni presepisti si impegnano a ricreare con la massima precisione possibile l’abbigliamento e l’ambientazione della Giudea del I secolo, mentre altri preferiscono mantenere la tradizione artistica e l’interpretazione creativa.

È importante sottolineare che la ricerca dell’autenticità storica non deve annullare la creatività artistica né la tradizione presepistica. La rappresentazione della nascita di Cristo nel presepe è prima di tutto un’espressione di fede e devozione, e l’abbigliamento delle figure è solo uno degli elementi che contribuiscono alla costruzione di quest’immagine. Tuttavia, l’integrazione di elementi storicamente fondati può arricchire l’esperienza del presepe, creare un legame più profondo con la storia e aumentare la comprensione del significato del Natale.


Obiettivi dello studio

campioni tessili
Frammento di tessuto in lana decorato con due bande colorate parallele. Provenienza: Moa. Lana.

Metodo utilizzato

campioni tessili
Studio spettroscopico di campioni tessili archeologici dalla “Grotta delle Lettere”, Nahal Hever. Lana; ordito – rosso scuro, trama – rosso.

Conclusione provvisoria

La rappresentazione dell’abbigliamento nelle figure del presepe è un tema complesso che richiede un’analisi rigorosa di diverse fonti. Sebbene le informazioni disponibili siano limitate, studi recenti e scoperte archeologiche ci permettono di avanzare verso una rappresentazione più fedele dell’abbigliamento nella Giudea del I secolo.

Tuttavia, è importante sottolineare che la precisione storica non deve annullare la creatività artistica né l’essenza della tradizione presepistica. Ogni presepista dovrà decidere fino a che punto integrare queste conoscenze nelle proprie rappresentazioni.

Alla fine, la questione resta aperta:

🗬 Fino a che punto siamo disposti a trasformare le nostre figure tradizionali in modelli più fedeli alla storia?



Riferimenti: