Introduzione – Ricerca sull’abbigliamento delle figure del presepe
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Il problema da affrontare
Nel presepe, le figure ❝in stile ebraico❞ sono state rappresentate in molti modi diversi nel corso del tempo. Tuttavia, non esiste un consenso chiaro su come dovrebbero apparire davvero, poiché la maggior parte delle rappresentazioni si basa su interpretazioni artistiche piuttosto che su prove storiche della Giudea del I secolo. Questo non è un errore —fa parte dell’evoluzione estetica della tradizione presepiale— ma oggi ci porta a chiederci se basti ripetere quegli schemi o se possiamo puntare a una maggiore precisione storica.
Per comprendere meglio la situazione attuale:
Questo studio si concentra esclusivamente sulle figure del presepe comunemente chiamate “ebraiche” o “bibliche”, cioè quelle che intendono rappresentare personaggi della Giudea del I secolo. Non tratteremo qui le figure di stile popolare, regionale o folclorico, che rispondono ad altre logiche estetiche e simboliche.
- Riconosciamo che non esiste uno “stile XXI secolo” influente; ciò che vediamo nelle vetrine sono per lo più modelli generici o estetici standardizzati.
- Il presepe contemporaneo replica soprattutto stili nati tra il XVIII secolo e la prima metà del XX secolo.
- Le tradizioni che si ripetono sono:
- Barocco napoletano (presepe del XVIII secolo).
Il modello di Napoli – figure dinamiche, abiti voluminosi, miscela di sacro e quotidiano – è stato importato in Spagna e continua a essere copiato nei modelli moderni. [1] - Scuola di Olot, impregnata dallo stile sulpiciano (statue devozionali seriali della fine del XIX secolo).
I laboratori di Olot (El Arte Cristiano, ecc.) adottarono alla fine del XIX secolo l’estetica “Saint-Sulpice” [2]: gesso seriale, devozionale, colori tenui. Persino Wikipedia cita El Arte Cristiano come rappresentante spagnolo dello stile sulpiciano. - Orientalismo romantico del XIX secolo
[3][4], che veste i personaggi con un “esotismo biblico” idealizzato.
La moda orientalista (Delacroix, Gérôme…) riempì il mercato occidentale di “fantasie bibliche” con turbanti, djellaba e cammelli. I Magi e i pastori di molti cataloghi attingono a quest’immaginario. La storiografia dell’arte mostra che le scene bibliche adottarono questi accessori esotici durante l’apice del colonialismo. [5] - Un miscuglio atemporale – molto presente nei laboratori di Catalogna e Murcia – dove si mescolano abiti e accessori
anacronistici,
atemporali / senza tempo.
Molti modelli industriali combinano elementi eterogenei: tuniche stile Hollywood, sandali romani, foulard beduini, bisacce contadine… Nascono come figure “jolly”, che vendono bene anche se non corrispondono a nessun periodo storico concreto. Non esiste un articolo accademico specifico sull’argomento, ma il mercato (cataloghi di Olot, Murcia, resina cinese) ne è una chiara dimostrazione.
- Barocco napoletano (presepe del XVIII secolo).
- Mettere in discussione questa inerzia apre la strada all’integrazione di un rigore storico nell’abbigliamento, chiarendo da dove veniamo e dove vogliamo andare.
- Proponiamo l’ipotesi di un salto epistemologico: vestire le figure secondo prove tessili (Timna, Nahal Hever) invece di copiare modelli e schemi ottocenteschi.
Il presepe deve continuare a ricreare il passato con gli stili tradizionali attuali o è giunto il momento di rivedere le figure alla luce della ricerca storica e archeologica?
Questo studio si propone di ricreare le figure del presepe con la massima fedeltà storica possibile, basandosi sui Vangeli di Luca e Matteo e sull’abbigliamento della Giudea del I secolo.
Nel portare avanti questo studio si presenta una difficoltà: la terminologia adeguata per queste figure. Il termine ❝figure ebraiche❞ è ambiguo, poiché comprende una realtà storica e culturale più ampia rispetto a ciò che vogliamo rappresentare. Alternative come ❝figure della Giudea del I secolo❞ o ❝abbigliamento dell’epoca di Gesù❞ sono più precise, ma mancano del fascino tipico del presepe.
Per questo motivo, una parte dello studio consisterà nel trovare una denominazione adeguata per queste figure, che sia precisa, evocativa e rispettosa della storia e della tradizione.
Progressi nella ricerca sull’abbigliamento nella Giudea del I secolo
Negli ultimi dieci anni, la ricerca archeologica e storica ha fatto grandi passi avanti, permettendoci di comprendere meglio l’abbigliamento nella Giudea del I secolo. Queste scoperte sono di grande interesse per chi, come me, si dedica alla creazione di figure del presepe con rigore storico.
Una delle scoperte più significative è quella di un tessuto di lana tinto di porpora, risalente all’epoca dei re Davide e Salomone (circa 1000 a.C.), nella valle di Timna (Israele). [6] Questo ritrovamento conferma la produzione e l’uso di questo prezioso colorante nell’antichità e il suo possibile impiego nei vestiti di personaggi di alto rango. La porpora era associata alla regalità e al sacerdozio: la sua presenza nell’abbigliamento delle figure può aggiungere autenticità e valore simbolico.
Ces dernières années, plusieurs nouvelles études ont été publiées sur les vêtements en Judée au Ier siècle. Parmi elles, on peut citer :
Le livre Dressing Judeans and Christians in Antiquity (2014), dirigé par Kristi Upson-Saia, Carly Daniel-Hughes et Alicia J. Batten [8], n'est pas une étude archéologique des vêtements portés au Ier siècle, mais une analyse du rôle du vêtement dans la construction de l'identité, du symbolisme religieux et de la différenciation entre les groupes au sein du judaïsme du Second Temple et du christianisme primitif.
Pour ceux qui étudient la mise en scène de la naissance de Jésus, cet ouvrage offre plusieurs pistes précieuses. Il montre d'abord que le vêtement n'était pas seulement un besoin pratique, mais aussi un marqueur de statut social, d'appartenance religieuse et de valeurs communautaires. Il aide à comprendre comment les juifs et les chrétiens utilisaient l’habillement pour se distinguer des autres groupes – un point de vue utile pour représenter des personnages comme les pharisiens, les prêtres du Temple, les bergers ou les mages.
Deuxièmement, le livre met en lumière l'utilisation du vêtement dans la rhétorique et la représentation visuelle des personnages dans la littérature antique, ce qui peut nous donner des indices sur la manière dont les premiers chrétiens imaginaient et représentaient les vêtements des figures bibliques. Bien qu’il ne fournisse pas de descriptions précises des vêtements eux-mêmes, il permet d’en contextualiser la signification dans le cadre social et religieux de l’époque.
Cette étude constitue donc un outil complémentaire précieux pour ceux qui souhaitent recréer fidèlement les vêtements dans le cadre du belénisme. En insistant sur le rôle du vêtement comme symbole d'identité et d'appartenance, elle permet une meilleure caractérisation des figures, en soulignant que leur habillement reflète non seulement un contexte historique, mais aussi les tensions sociales et les valeurs de leur époque.
L’articolo intitolato A burial textile from the first century CE in Jerusalem compared to Roman textiles in the land of Israel and the Turin Shroud di Orit Shamir (2015) presenta la scoperta e l’analisi di un tessuto funerario del I secolo d.C. a Gerusalemme. Questa scoperta è significativa a causa della rarità della conservazione dei tessuti nella regione, offrendo un’opportunità unica per comprendere le pratiche funerarie e le caratteristiche dell’abbigliamento dell’epoca.
Questi progressi della ricerca ci permettono di ricreare con maggiore precisione l’abbigliamento delle figure del presepe, avvicinandoci a una rappresentazione più autentica della nascita di Gesù.
Lo studio specifica che il tessuto ritrovato è un sudario di lana con fili a torsione "Z", una caratteristica poco comune in Israele durante il periodo romano, dove erano più diffusi i fili a torsione "S". Questa particolarità suggerisce una possibile importazione del tessuto, indicando che l’individuo sepolto poteva appartenere a una famiglia benestante in grado di permettersi materiali di pregio.
Nota:
La torsione “Z” (in senso orario) produce la diagonale della lettera Z; la “S” (antioraria) quella della lettera S.
Riprodurre la torsione S o Z (tramite la direzione delle diagonali del tessuto o delle texture dipinte) aiuta a suggerire l’origine e lo status dell’indumento nelle figure. Approfondiremo questo dettaglio pratico nel corso del lavoro.
Rinnovamento dello studio sull’abbigliamento nelle figure del presepe
Nel maggio 2015 ho iniziato una ricerca sull’abbigliamento nella Giudea del I secolo per capire come potevano essere vestite le figure del presepe. L’ho pubblicata su belenismo.net, dove ha superato le 160.000 visualizzazioni e suscitato grande interesse.
L’ho trasferita sul mio sito web per mantenerla viva, protetta e sotto il mio nome — uno spazio dove posso rivederla e aggiornarla senza dipendere da thread dispersi o rischiare la perdita dell’attribuzione.
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Con questo nuovo obiettivo, sorgono nuove domande:
🗬 Emergeranno nuove prove che ci aiutino a ricreare queste figure con maggiore precisione?
🗬 È possibile integrare la tradizione artistica del presepe con un approccio più storico?
🗬 Fino a che punto la comunità presepistica è disposta a modificare l’immagine tradizionale del presepe “in stile ebraico o biblico” a favore di una rappresentazione più documentata?
Sfide e limitazioni
La ricostruzione dell’abbigliamento della Giudea del I secolo per una rappresentazione storica nei presepi presenta sfide e limitazioni importanti da tenere in considerazione.
Una delle principali sfide è l’interpretazione delle fonti. Le fonti antiche —come i testi biblici, le evidenze archeologiche e gli studi storici— possono risultare ambigue o prestarsi a diverse interpretazioni. Questo comporta che la ricostruzione dell’abbigliamento comporta sempre una componente di soggettività e che ricercatori diversi possono giungere a conclusioni differenti.
Un'altra sfida è la limitazione delle prove disponibili. Le informazioni sull'abbigliamento in Giudea nel I secolo sono frammentarie e, in molti casi, si basano su deduzioni tratte da fonti indirette. Questo rende difficile una ricostruzione precisa dell'abbigliamento e, in alcuni casi, può portare a speculazioni.
L’arte ebraica ha tradizionalmente evitato la rappresentazione di figure umane a causa di divieti religiosi, come indicato in Esodo 20:4
Dice così nella versione Reina Valera, 1960:
“Non ti farai scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli, né quaggiù sulla terra, né nelle acque sotto la terra.”
e Deuteronomio 5:8-9
Secondo la versione Reina Valera, 1960:
5:8 “Non ti farai scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli, né qua giù sulla terra, né nelle acque sotto la terra.”
5:9 “Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai; poiché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano.”
Questa restrizione ha limitato lo sviluppo di rappresentazioni dirette dell’abbigliamento dell’epoca nell’arte ebraica, a differenza delle numerose testimonianze presenti negli affreschi egizi e nelle opere d’arte delle civiltà greca e romana. [10]
È un punto fondamentale per giustificare nello studio perché è necessario ricorrere a fonti archeologiche, scritte o estrapolate da culture vicine per ricostruire l’abbigliamento della Giudea del I secolo.
Gli affreschi murali sono conservati ed esposti al Museo di Damasco, in Siria. | 244 d.C., gli affreschi murali sono conservati ed esposti al Museo di Damasco, in Siria. [11]
Tuttavia, esistono eccezioni notevoli nell’arte ebraica antica. Ad esempio, gli affreschi della sinagoga di Dura Europos, realizzati nel III secolo d.C., raffigurano figure umane in scene bibliche, suggerendo una certa flessibilità nell’interpretazione dei divieti iconografici in determinati contesti ed epoche.[11] [12]
Pertanto, sebbene la rappresentazione di figure umane fosse generalmente limitata nell’arte ebraica antica, alcune eccezioni
Inoltre, è importante considerare l’evoluzione dell’abbigliamento nel tempo. L’abbigliamento nella Giudea del I secolo poteva variare in base alla regione, alla classe sociale e al periodo dell’anno. Le fonti disponibili potrebbero non riflettere con precisione gli indumenti utilizzati nel momento esatto della nascita di Gesù.
Non ci sono segni di abbigliamento locale: né cinture, né turbanti, né calzature, né elementi tipici della Giudea. È una scena universalizzata secondo i codici visivi della prima Roma cristiana. Si nota chiaramente l'influenza dell’abbigliamento romano del III secolo.
Il suo valore non è etnografico, ma simbolico: dimostra come la tradizione cristiana abbia iniziato a rappresentare le scene bibliche con le forme visive del proprio presente, qualcosa che l’arte del presepe avrebbe ereditato secoli dopo.
Tensione tra accuratezza storica e tradizione artistica
La ricerca dell'accuratezza storica nella rappresentazione delle figure del presepe crea una tensione con la tradizione artistica del presepe. Da un lato, la fedeltà alle fonti storiche può arricchire la rappresentazione e offrire allo spettatore un’esperienza più autentica. Dall’altro, la tradizione artistica del presepe ha un valore proprio, e la rappresentazione della nascita di Gesù non dovrebbe ridursi a una mera riproduzione letterale della storia.
Questa tensione si riflette nella varietà di stili e approcci presenti nel presepe contemporaneo. Alcuni presepisti si impegnano a ricreare con la massima precisione possibile l’abbigliamento e l’ambientazione della Giudea del I secolo, mentre altri preferiscono mantenere la tradizione artistica e l’interpretazione creativa.
È importante sottolineare che la ricerca dell’autenticità storica non deve annullare la creatività artistica né la tradizione presepistica. La rappresentazione della nascita di Cristo nel presepe è prima di tutto un’espressione di fede e devozione, e l’abbigliamento delle figure è solo uno degli elementi che contribuiscono alla costruzione di quest’immagine. Tuttavia, l’integrazione di elementi storicamente fondati può arricchire l’esperienza del presepe, creare un legame più profondo con la storia e aumentare la comprensione del significato del Natale.
Obiettivi dello studio
- ✔ Analizzare fonti storiche, bibliche e archeologiche sull’abbigliamento in Giudea nel I secolo.
- ✔ Identificare materiali, tecniche di confezione e modelli di abiti.
- ✔ Confrontare le informazioni storiche con le rappresentazioni attuali, evidenziando correttezze ed errori.
- ✔ Proporre un nuovo modo di modellare le figure, basato su prove concrete.
Metodo utilizzato
Ricerca documentaria: studio di testi biblici, fonti storiche e lavori archeologici.
Analisi climatica e tecnologica: clima nel periodo probabile della nascita di Gesù; disponibilità di materiali, coloranti e tecniche.
Ricostruzione pratica: deduzione di forme, taglie e colori applicati alla modellazione delle figure.
Conclusione provvisoria
La rappresentazione dell’abbigliamento nelle figure del presepe è un tema complesso che richiede un’analisi rigorosa di diverse fonti. Sebbene le informazioni disponibili siano limitate, studi recenti e scoperte archeologiche ci permettono di avanzare verso una rappresentazione più fedele dell’abbigliamento nella Giudea del I secolo.
Tuttavia, è importante sottolineare che la precisione storica non deve annullare la creatività artistica né l’essenza della tradizione presepistica. Ogni presepista dovrà decidere fino a che punto integrare queste conoscenze nelle proprie rappresentazioni.
Alla fine, la questione resta aperta:
🗬 Fino a che punto siamo disposti a trasformare le nostre figure tradizionali in modelli più fedeli alla storia?
Riferimenti:
- ↑ [1] Neapolitan nativity scene – Wikipedia. (n.d.). Retrieved from https://en.wikipedia.org/wiki/Neapolitan_nativity_scene?utm_source=chatgpt.com
- ↑ [2] Style sulpicien — Wikipédia. (n.d.). Retrieved from https://fr.wikipedia.org/wiki/Style_sulpicien
- ↑ [3] Orientalism – Wikipedia. (n.d.). Retrieved from https://en.wikipedia.org/wiki/Orientalism?utm_source=chatgpt.com
- ↑ [4] (PDF) A burial textile from the first century CE in Jerusalem compared to roman textiles in the land of Israel and the Turin Shroud. (n.d.). Retrieved from https://www.researchgate.net/publication/307702798_A_burial_textile_from_the_first_century_CE_in_Jerusalem_compared_to_roman_textiles_in_the_land_of_Israel_and_the_Turin_Shroud
- ↑ [5] Una visión global sobre el romanticismo, el orientalismo y el modernismo literario español. (n.d.). Retrieved from https://tjhss.journals.ekb.eg/article_374477.html
- 🠉 [6] Sukenik, N., Iluz, D., Amar, Z., Varvak, A., Shamir, O., & Ben-Yosef, E. (2021). Early evidence of royal purple dyed textile from Timna Valley (Israel). PLoS ONE, 16(1 January). https://doi.org/10.1371/JOURNAL.PONE.0245897
- 🠉 [7] Descubren en Israel tejido púrpura de la época de los reyes bíblicos David y Salomón - Arqueologia, Historia Antigua y Medieval - Terrae Antiqvae. (n.d.). Retrieved March 13, 2025, from https://terraeantiqvae.com/profiles/blogs/descubren-en-israel-tejido-purpura-de-la-epoca-de-los-reyes-bibli
- 🠉 [8] Upson-Saia, K., Daniel-Hughes, C., & Batten, A. J. (Eds.). (2014). Dressing Judeans and Christians in Antiquity. Routledge.
- 🠉 [9] Shamir, O. (2015). A burial textile from the first century CE in Jerusalem compared to Roman textiles in the land of Israel and the Turin (n.d.). Retrieved March 13, 2025, from https://www.shs-conferences.org/articles/shsconf/abs/2015/02/shsconf_atsi2014_00010/shsconf_atsi2014_00010.html
- 🠉 [10] Arte judío - Wikipedia, la enciclopedia libre.(n.d.). Retrieved March 10, 2025, from https://es.wikipedia.org/wiki/Arte_judío
- 🠉 [11] Arte judío - Wikipedia, la enciclopedia libre.Dura Europos - Wikipedia, la enciclopedia libre. https://es.wikipedia.org/wiki/Dura_Europos
- 🠉 [12] Arte asquenazí - Wikipedia, la enciclopedia libre. (n.d.). Retrieved March 10, 2025, from https://es.wikipedia.org/wiki/Arte_asquenazí
- 🠉 [13] File:Madonna catacomb.jpg - Wikimedia Commons. (n.d.). Retrieved March 13, 2025, from https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Madonna_catacomb.jpg