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Se qualcuno ti chiedesse di immaginare un presepe, quale immagine ti verrebbe in mente?
Probabilmente penseresti a figure in terracotta disposte su muschio, segatura o sabbia. Un pezzo di sughero simula la grotta della Natività, piccoli rami secchi fungono da alberi in miniatura e un foglio di alluminio riflette la luce come un ruscello. Questa è l’immagine più diffusa del presepe, quella che tante famiglie creano ogni Natale con amore, cura e tradizione.
Questo tipo di presepe può essere osservato da più angolazioni, senza un punto di vista fisso, rendendolo un chiaro esempio di presepe a inquadratura multipla.
Inquadratura unica: un altro modo di rappresentare il presepe
Esiste un altro modo di creare un presepe. Meno conosciuto dal grande pubblico, ma altrettanto affascinante: il presepe a inquadratura unica.
In questo caso, la scena non è pensata per essere vista da ogni angolazione, ma è stata progettata con cura per essere osservata da un unico punto di vista, come avviene nel teatro, nella pittura o nella fotografia. Tutto — composizione, luce, volumi — è disposto con precisione per offrire un’esperienza visiva chiara e intenzionale.
Cosa succede con la classificazione dei presepi “aperti o panoramici”?
È possibile che, in alcune fonti come Wikipedia, tu abbia trovato che i presepi possono essere classificati come “aperti / panoramici” oppure “chiusi”.
❝ Presepi aperti o panoramici, visibili da almeno tre lati, posizionati più in basso rispetto al punto di vista dell’osservatore, senza copertura, tetto o struttura chiusa, eventualmente con uno sfondo liscio. — Wikipedia, voce “Presepe”
Questa classificazione si basa su criteri spaziali: quanti lati sono visibili e a quale altezza si trova il presepe rispetto all’osservatore. Tuttavia, presenta diversi limiti:
Troppo tecnica e restrittiva → Si concentra più sulla disposizione fisica che sull’esperienza dello spettatore.
Non considera la ricchezza narrativa → I presepi non sono solo strutture, ma rappresentazioni con molteplici scene e prospettive.
Criteri ambigui → L’espressione “al di sotto del punto di vista dell’osservatore” è relativa: varia a seconda di chi guarda (adulti, bambini o persone sedute, ad esempio su una sedia a rotelle). In pratica, esistono presepi su pedane rialzate e altri collocati direttamente a terra in piazze o giardini. In questi ultimi, le figure a grandezza naturale possono trovarsi all’altezza dello sguardo o essere visibili da angolazioni diverse. Stabilire un criterio assoluto sull’altezza risulta quindi problematico.
Limitazione dello sfondo scenografico → Si parla di “fondale liscio”, ma in realtà molti presepi definiti “panoramici” includono cieli stellati o paesaggi dipinti.
Inquadratura unica o multipla: una scelta scenografica
Già Puig i Roig (1933) osservava:
Puig i Roig, J. (1933). La construcció dels pessebres (p. 27). Barcellona, Editorial Balmes.❝Vediamo come ovunque si cerchi di classificare i presepi in categorie o gruppi distinti, secondo stili o modalità costruttive. Tuttavia, riteniamo che sia molto difficile, se non impossibile, stabilire tali classificazioni, poiché la costruzione dei presepi non obbedisce a regole fisse: ognuno segue i propri criteri e usa metodi personali, ottenendo così forme quasi tanto varie quanto numerosi sono gli artisti che li realizzano.❞
(Puig i Roig, 1933, p. 27, traduzione propria).
Per questo, l’inquadratura nel presepe non è una classificazione rigida, ma un criterio scenografico che definisce la relazione tra scena e osservatore. Si applica sia ai presepi tradizionali che alle rappresentazioni digitali e immersive.
L’inquadratura unica o multipla nel presepenon rappresenta una categoria chiusa, ma un criterio scenografico che regola la relazione tra scena e spettatore. Questo criterio supera tecniche, materiali e formati, e non deve essere inteso come una regola, bensì come una scelta creativa, senza incasellare i presepi in gruppi rigidi. Si applica tanto ai presepi classici quanto alle nuove forme digitali e immersive(Te lo spiego qui), sempre più diffuse. L’aspetto fondamentale non è come viene costruito il presepe, ma come è stato concepito per essere guardato: da un solo punto di vista —come nella pittura, nel cinema o nel teatro— oppure da più angolazioni, permettendo un’esplorazione tridimensionale. Questo principio accompagna l’evoluzione del presepe, dai primi esempi storici fino alle esperienze interattive del futuro.
Confronto: due modi di guardare un presepe
1. Presepi a inquadratura multipla
Possono essere osservati da più angolazioni e spesso sono interattivi, con elementi mobili o riadattabili.
Il presepe a inquadratura multipla è il più diffuso nelle case e negli spazi pubblici, sia al chiuso che all’aperto. La sua disposizione permette all’osservatore di guardarlo da vari punti di vista, come accade con una scultura a tutto tondo che può essere esplorata liberamente.
Questa caratteristica invita lo spettatore a muoversi attorno al presepe, generando molteplici esperienze visive che arricchiscono la percezione dello spazio. In pratica, si realizza un vero viaggio visivo, simile a quello offerto da un documentario con riprese in movimento.
Un aspetto curioso di questi presepi è che spesso raffigurano più scene contemporaneamente legate alla nascita di Gesù: la Natività con l’adorazione dei pastori, l’annuncio ai pastori, l’arrivo dei Magi, o il palazzo di Erode. Sono spesso presenti anche personaggi secondari, come un pescatore, una lavandaia, un boscaiolo, che arricchiscono la narrazione.
Un bravo presepista, esperto nella composizione, può guidare lo sguardo dello spettatore, ma l’essenza del presepe a inquadratura multipla resta la libertà visiva e l’interazione con il pubblico.
A differenza del presepe a inquadratura multipla, quello a inquadratura unica è pensato per essere osservato da un solo punto di vista, come una scena teatrale, un quadro o una fotografia. Ogni elemento è disposto con cura per guidare lo sguardo, usando prospettiva e luce in modo intenzionale, proprio come in un’inquadratura cinematografica. Questo approccio consente di controllare la profondità e i giochi di luce e ombra, creando una composizione studiata nei minimi dettagli. Come nella pittura, la disposizione delle forme e dei contrasti evidenzia gli elementi principali; l’ispirazione teatrale e fotografica costruisce uno spazio con una forte funzione narrativa. Più che una semplice immagine, questo tipo di presepe invita alla contemplazione, alla scoperta e all’interpretazione.
L’inquadratura unica limita lo sguardo?
L’arte è sempre stata un dialogo tra chi crea e chi guarda. Lo scrittore traduce la sua visione in parole, il compositore in note, il regista in immagini. In tutti questi casi, lo spettatore non è passivo, ma interpreta secondo la propria sensibilità.
Qualcuno potrebbe pensare che il presepe a inquadratura unica imponga un punto di vista fisso, limitando la libertà. Ma è un errore. Non si tratta di imporre, ma di comporre. Non di costringere, ma di orientare.
Quando guardiamo un quadro, sappiamo che va osservato frontalmente. Questo non ci impedisce di interpretarlo. Lo stesso vale per il presepe: non toglie libertà, ma propone un’esperienza visiva e narrativa pensata per coinvolgere.
Chiederemmo a un pittore di cambiare la sua opera secondo i nostri gusti? O a un regista di farci scegliere l’inquadratura? Il creatore non è un burattino, e lo spettatore non è prigioniero dell’opera. Entrambi hanno un ruolo: l’uno crea con intenzione, l’altro scopre con libertà.
L’inquadratura unica non è una gabbia, ma un invito. Un bravo presepaio costruisce la scena con la stessa cura con cui uno scrittore sceglie le parole o un musicista le note. E, come sempre, l’interpretazione finale spetta a chi osserva.
L’opera è lì. Come la vivi dipende da te.
Il cinema, la fotografia, la pittura e il teatro usano da secoli questo principio – eppure ogni spettatore guarda a modo proprio. Un presepe a inquadratura unica non limita l’immaginazione, ma offre una visione pensata per emozionare, raccontare e lasciare un segno.
Un santonnier, comme tout artiste, ne crée pas son œuvre pour plaire au spectateur, mais pour exprimer sa vision personnelle. La manière dont il choisit de représenter une crèche —qu’elle soit à cadrage unique ou multiple— répond à une intention créative, à une recherche esthétique et narrative propre.
L’essentiel dans toute crèche n’est pas le point de vue, mais comment et pourquoi elle a été créée. Comme en peinture, au cinéma ou en musique, l’important n’est pas la réaction immédiate du public, mais la vérité et l’intention de l’artiste.
Le créateur n’est pas un exécutant de souhaits extérieurs, et son œuvre ne doit pas s’adapter aux goûts du spectateur. Van Gogh n’a vendu qu’un seul tableau de son vivant, à Anna Boch, collectionneuse et peintre belge, en 1890, pour 400 francs. Cela n’a pas diminué la valeur de son art. L’art ne cherche pas l’approbation, il cherche l’expression.
Sia che si tratti di un presepe aperto e accessibile da tutti i lati, sia di una composizione meticolosamente progettata per una visione frontale, ciò che ne definisce il valore non è la forma dell’inquadratura, ma la creatività, la maestria e la passione di chi lo realizza.
Perché, alla fine, un presepe non è solo una rappresentazione della Natività, ma il riflesso dello sguardo del suo creatore.
Ti ho mostrato in entrambi i video un esempio estremo, ma facile da comprendere.
Questo è un caso estremo, ma il significato nel presepe è lo stesso: il creatore non lavora per approvazione immediata, ma per esprimere la propria visione e godere della creazione del suo presepe.
Un presepe, che sia a inquadratura unica o multipla, non è migliore né peggiore a seconda di quanto piaccia allo spettatore. Ciò che conta è la creatività e la maestria di chi lo ha realizzato.
L’arte nasce dal bisogno di esprimersi, non dal desiderio di piacere.
⚠ Una confusione inutile
Prima di andare avanti, vale la pena soffermarsi su un aspetto fondamentale. Quello che sto per spiegare ha senso solo perché ancora oggi c’è chi crede, erroneamente, che il presepe non sia una forma d’arte e che possa essere diviso tra “artistico” e “popolare”.
Questa idea esiste solo in Spagna ed è frutto di un’interpretazione errata di un testo del XX secolo. Quello che inizialmente era una descrizione di come si realizzavano i presepi all’epoca, si è trasformato in una presunta distinzione tra "arte" e "tradizione", come se il “popolare” non potesse essere artistico solo perché non sempre realizzato da professionisti delle belle arti.
Inoltre, il termine “popolare” genera ulteriore confusione, perché può essere interpretato in due modi:
Come qualcosa fatto da persone senza esperienza.
Come una rappresentazione della vita e dell’ambiente del popolo.
Nei paesi come Italia, Germania, Francia e in tutta l’America Latina, invece, il presepe è sempre stato riconosciuto come una legittima espressione artistica, senza bisogno di classificazioni divisorie.
Se questa confusione non esistesse, non servirebbe alcuna spiegazione. Ma la sua origine è un testo estrapolato dal contesto, ripetuto talmente tante volte da sembrare una verità assoluta.